mercoledì 15 novembre 2017

Mistero a Villa del Lieto Tramonto (M. Lindgren)

Dopo i nonni della minestrina in brodo, arrivano le tre nonnine alla riscossa, direttamente dalla Finlandia.
Sono Siiri, Irma e Anna-Liisa: tre amiche ultranovantenni che dimorano a Villa del Lieto Tramonto che già nel nome è tutto un dire. Si tratta di una struttura in cui persone anziane che non hanno una famiglia in cui stare - per tanti motivi diversi, le famiglie degli ospiti non possono prendersi cura di loro - e che si trovano a condividere con altri anziani un sereno ultimo periodo della loro vita.
Così, almeno, dovrebbe essere sulla carta.

Perchè poi, a ben guardare, anche in una struttura di questo tipo può capitare qualche cosa che vada a turbare la quiete quotidiana. 

Ecco, dunque, che le tre amiche si troveranno alle prese con un mistero bello e buono - anzi, a ben vedere più di uno - e le loro indagini cercheranno di fare chiarezza. 

Intanto va detto che da Villa del Lieto Tramonto gli ospiti possono uscire: sono persone autosufficienti, ancora capaci di prendere un tram o un taxi e di osservare le stranezze del mondo che si trova al di fuori della finestra dei loro appartamenti.

Possono fare delle amicizie, possono scambiare quattro chiacchiere con persone che incontrano sul tram, possono partecipare ai funerali di coloro che, solo qualche giorno prima, giocava con loro a canasta negli appositi locali messi a disposizione dalla struttura o che si incontravano salendo o scendendo le scale.
E quando il giovane cuoco della struttura viene a mancare, emerge l'esigenza di capire bene cosa sia successo e cosa ci sia di strano in quella struttura che, a ben guardare, sembra averne parecchie di stranezze prima passate inosservate.

Il racconto diverte ma fa anche riflettere grazie a personaggi che, con una buona dose di ironia, fanno emergere aspetti legati alla terza età e alle condizioni in cui si possono trovare coloro che vengono affidati alle cure di una struttura piuttosto che avere vicino la propria famiglia. 
Ecco, dunque, che emerge con una buona dose di ironia l'attesa della morte che viene considerata una liberazione dalla noia che imperversa giorno dopo giorno.
E poi, anche se la situazione strappa qualche sorriso, ciò che accade ad Irma fa riflettere sull'uso dei medicinali per tenere a banda i vecchietti più difficili, su come si possa diventare improvvisamente dei vecchi bacucchi incapaci anche di riconoscere i propri amici per via non solo degli effetti della senilità ma anche per una buona dose di farmaci che ci mettono il carico.
Tra un mistero e l'altro, arrivano anche i nipoti-eredi che non hanno tempo per andare a trovare la nonna ma che ne trovano a volontà per arraffarsi tutti i suoi averi quando la credono vicina al trapasso. 
Insomma, una serie di situazioni, proposte dal punto di vista di persone anziane, molto credibili e verosimili anche se - ovviamente - romanzate.

La difficoltà maggiore che ho incontrato sta nei nomi: siamo in Finlandia e compaiono nomi e cognomi impronunciabili per me e difficilissimi da memorizzare. Ad un certo punto ho anche pensato che l'autrice avesse usato lo stesso nome per due personaggi diversi invece non era così.

Ho già in mano il seguito ed anche il terzo volume. Chissà cosa combineranno, andando avanti, queste tre impavide vecchiette!

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo assegnato dalle organizzatrici della gara.
Ps. questa storia mi ha fatto pensare molto a mia nonna, venuta a mancare a 94 anni. In qualche riga ho sorriso, in qualche altra mi sono un po' commossa pensando a lei, in altre mi è anche sembrato di vedere il suo volto tra una parola e l'altra...

giovedì 9 novembre 2017

La collezionista di libri proibiti (C. Giorgio)

La storia d'amore è piuttosto scontata ma il contesto originale.
Quella narrata nel libro La collezionista di libri proibiti è una storia che si snoda tra due città - Venezia e Parigi - in ambienti legati ai libri d'altri tempi. Biblioteche ma anche collezioni private, case d'asta, vecchie botteghe: un'ambientazione suggestiva, particolare per una storia che vede come protagonista una ragazza (una ragazza facoltosa) che ha una grande passione per i libri e trova il modo di coltivarla andando a lavorare in una bottega d'antiquariato che diventerà la sua seconda casa.
Ama i libri d'altri tempi e, in particolare, i libri messi all'indice e censurati all'epoca ed ora difficili da trovare, diventati delle vere e proprie rarità. Sarà grazie al proprietario della bottega, Anselmo, che Olimpia, questo è il suo nome, potrà coltivare la sua passione e farne il proprio lavoro. Una lavoro di successo, a dire il vero, aiutata anche da un cospicuo conto in banca. 
Nella bottega di Anselmo Olimpia incontra anche il suo grande amore, Davide, nipote del titolare e anch'egli amante dei libri. 
Due anime gemelle che, però, si perderanno per tanto tempo.

La storia d'amore, come accennavo, è prevedibile e, a dire il vero, trovo anche i personaggi presentati in modo poco approfondito. Sono più minuziose le descrizioni dei luoghi (di Venezia in particolare) piuttosto che dei personaggi. Avrei preferito conoscere meglio la loro personalità e non solo le loro vicende quotidiane. 
Di Davide, soprattutto, il lettore sa ben poco pur essendo un personaggio importante e onestamente avrei voluto sapere qualche cosa di più di lui.

La storia non mi ha stupita, anche se bene scritta e - per fortuna - senza errori (lo sottolineo visto che ogni volta che leggo un e-book mi trovo a fare a lotta con refusi d'ogni tipo). 

Nella prima parte ho trovato superfluo il continuo riferimento a delle canzoni, titoli inseriti nella narrazione che secondo il mio parere non sono serviti a nulla ai fini della storia.

L'autrice dimostra di essere preparata in fatto di libri ed anche in merito ad un personaggio in particolare che fa da filo conduttore a tutta la storia e che, lo ammetto, secondo me è quello che incuriosisce maggiormente il lettore. 
Quella Veronica Franco, cortigiana e poetessa veneziana del ‘500, i cui scritti scandalosi sono arrivati tra le mani di Olimpia è il personaggio che, seppur inserito in modo indiretto nella storia, mi ha catturata maggiormente. Se ne parla continuamente, il suo nome viene fuori spesso ma resta un personaggio secondario della storia eppure la sua figura mi è rimasta impressa. E' proprio Veronica il personaggio che mi ha lasciato di più. La stessa Olimpia mi ha lasciato poco.

La storia parte con una Olimpia adolescente per ritrovarla, alla fine, sopra la soglia dei quaranta. In tutto questo periodo di tempo, a dire il vero, oltre all'affermazione dal punto di vista professionale le succede ben poco.

Un mistero è alla base della ricca collezione di libri antichi che Olimpia potrà vantare nel tempo ma anche qui, devo ammetterlo, la provenienza di quei pezzi è piuttosto prevedibile. 

Apprezzabile la preparazione dell'autrice in merito agli aspetti legati ai libri così come è apprezzabile la scrittura semplice e fluida, scorrevole. 
Non è certo un libro indimenticabile, almeno non lo è stato per me. D'altronde, ognuno hai suoi gusti e non tutto può piacere a tutti. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 3 - libro nel cui titolo sia presente un aggettivo.
Inoltre, partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola LIBRO che trovo nel titolo così come raffigurata in copertina.

lunedì 6 novembre 2017

Il leopardo (Jo Nesbø)

Non c'è niente da fare.  E' magnetico. Jo Nesbø è magnetico così come lo è Harry Hole, il suo personaggio di punta.
Sono arrivata a leggere l'ottava avventura - Il leopardo - che lo vede come protagonista e ne sono sempre più catturata, ammaliata. Ammaliata da Hole - è un commissario con parecchi lati negativi che, però, mi ha conquistata fin da subito con il suo modo di fare, la sua tenacia, il suo intuito e la sua voglia di arrivare sempre alla fine non per vanagloria ma per fare giustizia - ma anche dal modo di scrivere di un autore in cui mi sono imbattuta tardi ma rispetto al quale sto recuperando terreno.

A dire il vero mi ero ripromessa di non leggere di sera libri di questo tipo perchè - non posso nasconderlo - tra le descrizioni di morti ammazzati, di torture e squilibri mentali, quelli di Nesbø non sono certo delle tisane della buonanotte. Ma è stato più forte di me. 
Mi sono letteralmente attaccata alle pagine tanto da cercare di rimediare ogni piccolo spiraglio di luce, anche nel cuore della notte, cercando di non disturbare in nessun modo il sonno altrui, pur di arrivare alla fine.
Delle 759  intense pagine in cui si snoda la storia non ce n'è stata una che mi abbia annoiata. Nessuna riga inutile, superflua, che avrei evitato o che avrei consigliato all'autore di depennare. Spesso capita di imbattersi in storie che - almeno questa è una mia impressione - per non sfumare in poche pagine vengono diluite all'inverosimile. Non è certo questo il caso. Ogni pagina ha un suo scopo, ogni descrizioni ha una sua utilità nel dipingere un quadro complesso e dai tanti colori, dalle tante sfumature. Un quadro che va ammirato nel suo complesso ma anche in ogni singola tonalità di colore. 

L'unica cosa che credo di aver sbagliato, me ne sono resa conto solo a lettura inoltrata, è stata quella di non aver preso nota dei nomi dei tanti personaggi - vecchi e nuovi - che interagiscono: sono nomi norvegesi non semplici da memorizzare per cui mi sarebbe stata utile una specie di legenda che mi aiutasse ad abbinare, in modo immediato, quei nomi alle loro storie. Non avendolo fatto ho dovuto superare lo scoglio con maggiore fatica ma questo non ha per niente inficiato il mio piacere nella lettura.

Non è semplice dire in soldoni cosa avviene ma ci provo. 
Hole viene coinvolto nella ricerca di quello che si crede possa essere un serial killer. Dopo aver risolto il caso dell'Uomo di neve, ed essersi anche allontanato dalla sua città d'origine imboccando una via tutt'altro che retta, Hole viene scovato da qualcuno che ha bisogno di aiuto. E' la Polizia Criminale di Oslo che, seppur consapevole della reputazione di quel singolare commissario dichiaratamente alcolizzato e oramai tossicodipendente, sa che solo lui può aiutarla a venire a capo di un enigma bello e buono.
Due donne vengono trovate morte con 24 ferite identiche in bocca. Qualcosa ha provocato quelle ferite e le ha fatte affogare nel loro sangue. Quando Harry decide di tornare ad Oslo per via della malattia di suo padre, in fin di vita in ospedale, la sua strada si intreccerà a doppio filo con quella della Polizia Criminale e dei casi attorno ai quali si sta indagando. 

Morti strane, apparentemente slegate tra loro. Sangue che si somma a sangue in una corsa contro il tempo che sembra non finire mai.

L'autore non risparmia particolari, ne' in merito alle morti ne' in merito alle storie ed agli ambiente e questo è un punto a suo favore. Come accennavo sopra, niente è superfluo e non è da tutti scrivere un libro di così tante pagine senza essere per niente ridondante.
Ognuno dei personaggi che entrano in scena hanno un passato ed un presente che vengono descritti in modo approfondito. Personalità complesse, quelle di cui si parla, che fanno comprendere quanto ognuno possa avere dei lati oscuri, dei segreti, dei silenzi mantenuti troppo a lungo. Harry lo sa bene.

Questa volta la figura di Rakel - quella che è stata in primissimo piano nella storia precedente - è solo marginale così come quella di Oleg, figlio di lei. Avendo letto il libro successivo so che le cose cambieranno da qui a breve ma non dico altro. Del libro Lo spettro ho già parlato.
Sono marginali ma mai lontani. Rakel è la donna che Harry porta nel cuore e ancora una volta resta nel suo angolino più profondo ma pulsa più che mai.

E poi viene mantenuta una caratteristica che ho imparato a riconoscere nelle storie di Harry Hole: gli assassini si mettono in rapporto diretto con lui, quasi come se la sua figura sia imprescindibile, dialogano con lui sfidandolo apertamente e questa non è una novità visto che è capitato anche in altre sue storie.

Così come non è una novità la contraddizione nei comportamenti di quell'uomo tormentato che si porta ancora addosso i segni di un passato che non riesce a dimenticare, perdite e prove che hanno lasciato segni profondi sulla sua pelle, quei fantasmi che urlano di notte nei suoi sogni. Un personaggio tormentato che si fa amare dal lettore anche per questo. Almeno con me è capitato così. 

Arrivata ai due terzi del libro mi sono anche chiesta - davanti all'assassino dichiarato - cos'altro potesse succedere per motivare così tante pagine ancora da leggere: Nesbø si è superato proponendo un risvolto inaspettato e strutturato quasi come se fosse un libro a parte. Bravo. Non posso dire altro.

Anche stavolta ha calcato un po' la mano rendendo Harry una specie di robocop senza paura... ma ci sta. Nell'insieme ci sta. Ora, alla luce di quanto accade, dovrò mentalmente rifarmi un'idea del volto di quell'uomo ma ci può stare.

Un ultimo appunto: ogni libro è una storia che si regge perfettamente da sola ma consiglio a chi si avvicinasse ora a questo autore, di iniziare dal primo libro della serie per conoscere bene la figura di Harry Hole fin dall'origine. Non è un percorso indispensabile per la lettura dei libri successivi ma secondo me aiuta parecchio a mettere a fuoco comportamenti e lati del caratteri di questo commissario che altrimenti potrebbero apparire alquanto strani.

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici. E' il secondo libro di questo autore che mi è utile per la challenge ed ho già in mente il terzo.

mercoledì 1 novembre 2017

L'imperfetta (C. Scotti)


L'imperfetta, libro di esordio di Carmela Scotti, è un libro forte, intenso, che racconta una storia capace di graffiare, di fare male, di lasciare dei segni. 

E' un libro che mantiene un alto ritmo narrativo dall'inizio alla fine, sia quando parla del presente di Catena che quando porta il lettore indietro nel tempo per conoscere la sua storia, i suoi precedenti, le sue sofferenze e la causa delle sue ferite.
Perché Catena è ferita nel corpo e nell'anima. E' ferita dal vuoto lasciato dalla morte di suo padre, quel padre con cui aveva un legame speciale, un legame filiale puro ed intenso. 
Lui era la sua ispirazione, la sua consolazione, il suo divertimento, la sua fonte di sicurezza. 
Con la sua morte tutte le certezze di Catena sono venute a cadere e si è trovata sola pur vivendo in casa con sua madre, con due sorelle, con lo zio paterno ed un cugino sordomuto.

Sola e indesiderata da una madre che non l'ha mai amata e che la trova troppo simile a suo padre per poter anche solo guardarla. A lei sua madre attribuisce ogni fonte di sciagura ed ora, che lo zio ha preso il posto del padre nel letto coniugale, quella donna fa finta di non sentire e non vedere le afflizioni che sua figlia è costretta a subire per mano di quell'uomo. 
Uno zio che la maltratta, la picchia, la violenta notte dopo notte ed una madre che non l'ha mai amata: questo è ciò che resta tra le mani di Catena dopo la morte di suo padre. 
Sopporta finché può ma, all'età di quindici anni, decide che è ora di spezzare quella catena di violenza che viene quotidianamente perpetrata su di se.
Sarà una scelta forte, la sua. Una scelta che la costringerà a vivere da fuggiasca sola più che mai, a fare i conti con il freddo, con i morsi della fame, con l'indifferenza di una società troppo impegnata a fare i conti con il colera per prendersi cura di una creatura sola, tanto più se ricercata dalle forze dell'ordine in ogni angolo.

La latitanza di Catena sarà difficile e ancor più carica di dolore di quanto non avrebbe potuto essere la mera solitudine. Niente, nemmeno il continuo pensiero di suo padre ed i libri che le sono rimasti tra le mani - quelli che lui le leggeva ogni sera - bastano per tenerla al sicuro.

Catena è un personaggio forte, tormentato, fragile nell'animo ma altrettanto forte nel conquistare con le unghie e con i denti una libertà che le costerà cara.
E' un personaggio che porta con se una buona dose di coraggio e tanta, tanta solitudine. Un'infanzia negata, la sua, per essere una quindicenne costretta a crescere così in fretta da non riuscire più a capire dove sia finita la bambina e dove sia iniziata la donna che si è difesa con le unghie e con i denti da una sorte tutt'altro che fortunata.

L'autrice ha reso il personaggio quasi invincibile. Catena arriva al punto di invocare la morte ma la morte non arriva. E tutti dicono che sia una strega, protetta dal diavolo per questo per lei la morte sembra non arrivare mai.

Catena vive nella Sicilia di fine Ottocento e l'ambientazione è resa particolarmente vivida dalla penna dell'autrice. Il bosco che accoglie Catena diventa quasi umano grazie alle descrizioni che l'autrice offre al lettore. Lo rende pulsante, accogliente e tremendo allo stesso tempo. Lo rende vivo, così come viva è quella giovane donna quasi irriconoscibile, piegata dalla violenza ma mai resa schiava da chi, piegandola nel corpo, vorrebbe metterla in ginocchio anche nell'anima. 
In una società dove tradizioni e suggestioni si mescolano sapientemente, Catena è la protagonista assoluta di una storia triste ma potente.

Ho immaginato che la maggior parte della storia si svolgesse al buio. Anche quando palesemente Catena si trovata in situazioni verificatesi di giorno, la sensazione che mi ha pervasa per tutta la lettura è stata quell'oppressione che il senso perenne di oscurità mi ha trasmesso. 
Un'oscurità legata alla storia più che agli ambienti. 
Mi auguro che alla fine Catena abbia trovato davvero la luce.


Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. Primo libro utile per il mese di novembre.
Partecipo inoltre, alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 11 - libro scritto da un'autrice italiana vivente.

domenica 29 ottobre 2017

Sai tenere un segreto? (S. Kinsella)

In perfetto stile Sophie Kinsella
 
Il libro Sai tenere un segreto mi ha fatto sorridere, divertire ma anche arrabbiare, rattristare, emozionare. 
Emma è una ragazza come tante, con le sue debolezze, i suoi punti di forza e... i suoi segreti. 
Qualche segreto, chi non ne ha? 
Bhè... parecchi segreti. 
Piccini, mica tanto grandi, ma un bell'elenco. 
 
Si sforza quotidianamente di essere come tutti vorrebbero che lei fosse, per non deludere chi ha vicino cerca di farsi piacere ciò che non le piace, cerca di trattenersi ogni volta che vorrebbe protestare, cerca di sorridere quando nel suo intimo vorrebbe solo piangere. Una ragazza accomodante? Chiamiamola così. Ha un fidanzato che l'ama, che la adora, che farebbe di tutto per lei e che lei cerca di autoconvincersi che sia quello giusto, in principe azzurro che ogni donna vorrebbe. Eppure, eppure...
Eppure quando si trova in aereo, convinta di essere sul punto di morire per via di una turbolenza che le sembra piuttosto turbolenta, inizia a raccontare tutti i suoi segreti ad uno sconosciuto, in quell'aereo che la sta riportando verso casa dopo una trasferta (disastrosa) di lavoro.
Uno sconosciuto... e che sarà mai! Potrà mai incontrarlo di nuovo? Certo che no!
Invece, scopre essere il suo capo e, fino a qui, la storia parrebbe prendere la piega di una certa prevedibilità. 
Tra i due c'è una simpatica complicità e tutto ciò che accade ad Emma la rende un'eroina un po' sfortunata ma tanto simpatica. 
Potrebbe andare tutto liscio? Certo che no. 
 
La storia non risparmia una buona dose di divertimento per il lettore, messo davanti ad una pasticciona di prima categoria che sembra essere arrivata davanti al vero principe azzurro. Non manca, però, un retrogusto amaro quando la situazione inizia a precipitare con segreti che non sono più tali, con amici che tutto mi sono sembrati meno che amici (io avrei preso a calci ognuno di loro in un certo momento) per poi risollevarsi quando, finalmente, Emma riesce a liberarsi della zavorra che si porta dietro.
 
Ad un certo punto, convinta di essere arrivata al lieto fine e vedendo che mancavano ancora parecchie pagine mi sono anche chiesto cosa ancora potesse accadere... E c'è stata qualche sorpresa.
 
Emma mi è piaciuta molto: una ragazza davvero simpatica, infelice (anche se ci vuole un po' a cpiare  di esserlo) ma simpatica. Fin dall'inizio mi sono detta che meritasse un po' di serenità, quella ragazza, ed ho sperato che arrivasse il momento in cui il suo vero io potesse venire alla luce senza costrizioni. Come si può vivere in quel modo? Suvvia, non è semplice. Soprattutto se la nostra protagonista non riesce a starsene a bocca chiusa e proprio non ce la fa a tenere un segreto.
 
In alcuni momenti l'ho adorata (penso al pic-nic con al famiglia) mentre in altri l'avrei presa a schiaffi.
 
E poi c'è lui. Non il suo fidanzato no... Connor sembra quasi finto: la descrizione che lei ne fa, di un Ken biondo, rende perfettamente l'idea. Sembra proprio un personaggio finto, costruito con la plastilina.
 
No, per lui intendo l'altro, il grande capo, il riccone, l'uomo d'affari, Jack.
Devo ammettere che, dalle descrizioni che ho seguito, mi è parso che fosse più maturo di lei ma poi mi sono resa conto che non sono mai stati dati elementi che potessero portare in questa direzione. Non so come mai me l'ero immaginato brizzolato all'interno di quei jeans e quelle magliette che spesso gli vengono infilate addosso dall'autrice. Non ci sono elementi sull'età ma a me piace pensare che fisicamente sia così. Un bell'uomo, bello e misterioso, taciturno, capace di ascoltare (fin troppo capace, a dire il vero). Non fa pesare il suo essere il grande capo ma riserva qualche sorpresa, non del tutto positiva per la povera Emma. 

Ci sarà il lieto fine? Bhè, non resta che leggerlo!
A me è piaciuto e con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina rosa.

mercoledì 25 ottobre 2017

I gatti lo sapranno (G. Ricciardi)

Il Ricciardi che conosco io non scrive libri ma fa lo stesso mestiere del protagonista del libri che questo Ricciardi, Giovani, propone nel libro I gatti lo sapranno.
Si tratta di un libro piuttosto breve (appena 157 pagine) che propone un commissario molto diverso da quelli proposti da autori più blasonati: Ottavio Ponzetti è una persona normale, come tante altre, che racconta un'indagine svolta anni prima facendo conoscere al lettore anche la sua storia personale, i suoi sentimenti, i suoi legami familiari.
Non è un commissario bello e dannato, non ha a che fare con fiumi di sangue ed inverosimili torture mortali, non è un alcolizzato, non è un reietto. E' uno sbirro, ma sì, egli stesso concede al lettore di chiamarlo così. E come tale è alla ricerca della verità.

Un verità nascosta, in questo caso, dietro a quello che sembra un incidente: una donna investita da un pirata della strada. Una donna che non è un cadavere ma che è ridotta in fin di vita.  

Lei, poi, è una persona particolare: è Giovanna la gattara. 

Che ci sia qualche cosa di strano dietro a quell'incidente così misterioso? Eh sì, perchè ci sono dei dettagli che a Ponzetti fanno proprio pensare a qualche cosa di diverso.

Ecco, dunque, che inizia un viaggio nella vita di quella donna. Un viaggio che porterà alla scoperta di segreti mai svelati ma anche di una profonda umanità in quella che tutti consideravano una donna tanto strana e particolare. Una donna che ha commesso degli errori, una donna alla ricerca dei suoi affetti, una donna pronta a credere anche a ciò che è difficile dare per vero pur di arrivare ad essi.

E lui, Ponzetti, racconta questa indagine e si racconta. Parla in prima persona e mette in mano al lettore la storia di un uomo come tanti. Non è un supereroe, è un uomo che ha delle debolezze ma che sa riconoscere i punti fermi della sua vita. E' un padre alle prese con una figlia oramai grande ed un'adolescente con i suoi alti e bassi. E' anche una persona sensibile nei confronti di chi si trova accanto.

La sua storia e quella di sora Giovanni sono ambientate in una Roma dei tempi di oggi. Una Roma cambiata dalla presenza massiccia di persone di etnie diverse, dove il mercato non è più quello di una volta, dove ognuno si fa i fatti suoi e nessuno vede o sente niente. 
Una Roma - o meglio, un rione di Roma - dove bisogna saper cercare nel modo giusto e con i dovuti modi per avere qualche informazione e raccogliere elementi utili per dare risposte ad interrogativi che rischiano di restare insoluti.

Lo stile di scrittura è molto semplice e poco pretenzioso. L'intercalare romano è simpatico e ben comprensibile ed il commissario, nella sua semplicità, si dimostra all'altezza della situazione senza troppe forzature e, soprattutto, senza essere mai sopra le righe.

Non è certo un romanzo indimenticabile ed un personaggio di quelli che ti attaccano alle pagine però la storia è gradevole anche se la copertina, non posso non dirlo, non attira affatto. O, per lo meno, a me proprio non piace.

Con questo libro partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola GATTO che trovo nel titolo e raffigurata in copertina anche se al plurale.

lunedì 23 ottobre 2017

Il paradosso di Pancrazio (L. Pistillo)

Ho presto in prestito in biblioteca il libro Il paradosso di Pancrazio senza sapere ciò a cui sarei andata incontro. La copertina mi ha incuriosita e mi ha subito fatto pensare, assieme al titolo, ad una lettura diversa dal solito. Almeno per me.
E così è stato.

Pancrazio è un paradosso vivente. Così lo definisce l'autore e così dimostra di essere. Il libro non ha un inizio ed una fine, non ha uno svolgimento vero e proprio, non c'è da aspettarsi un colpo di scena, una evoluzione, no. Pistillo propone il racconto di episodi, attimi di vita che hanno per protagonista un uomo che appare sfornito degli strumenti giusti per affrontare ciò che la vita gli pone davanti.

E' un uomo piuttosto ingenuo, capace di imbattersi in situazioni esilaranti ed assurde ma molto, molto vicine alla realtà.
Alcuni episodi, in particolare, mi hanno fatto sorridere più degli altri.
Le chat erotiche, il primo. 
La confusione della chat pubblica, l'approccio più personale nella chat privata, l'immaginazione, le aspettative, le sorprese dell'incontro dal vivo. Lui sarà pure un po' ingenuo, ma quel che gli accade non è poi così lontano da ciò che può accadere a chiunque. O meglio, di ciò che poteva accadere soprattutto agli albori dell'uso delle chat di gruppo, oggi soppiantate da nuovi strumenti di comunicazione e di incontri telematici.
Questo è l'episodio che mi ha fatto sorridere di più. 
Sugli altri ho trovato davvero situazioni paradossali che, comunque, sono perfettamente in linea con il titolo e con quello che, credo, fosse l'obiettivo dell'autore.

Probabilmente si tratta di un libro adatto come base per una sceneggiatura. Me lo immagino rappresentato su un palco, a teatro, quel Pancrazio lì! Magari rende meglio di quanto non abbia reso, almeno al mio cospetto.
Perché se è vero come è vero che l'avventura in chat mi ha strappato qualche risata, per il resto non sono riuscita ad apprezzare più di tanto la storia. Non è proprio il mio genere, io non sono una lettrice adatta per storie di questo tipo.

In alcuni momenti non sono riuscita a capire bene se mi facesse più compassione o più rabbia avere davanti un personaggio di questo tipo.  

Quello che ho ben capito è che Pancrazio è un uomo profondamente solo. Non ha dialogo nemmeno con i suoi genitori - con una madre sempre pronta a difenderlo anche se non è più un ragazzino imberbe - e questa solitudine contribuisce a renderlo ancora più impacciato. Ecco che si fa fregare da uno spaccaossa che è palesemente un impostore ma del quale lui si fida e dal quale torna anche dopo una negativa esperienza. 
E' un personaggio che fa ridere, con il suo modo di fare, ma che mi ha lasciato addosso una certa tristezza. Chissà quante ce ne sono, in giro, di persone come lui. Sole. Ingenue. Incapaci di farsi valere. Alla ricerca di qualcuno o qualcosa a cui aggrapparsi per dare un senso alla propria vita. 

Non mi è piaciuto più di tanto ma non mi ha nemmeno lasciato del tutto indifferente anche se, sono sincere, non vedevo l'ora di terminarlo e passare ad altro. 

Suggerisco le vicende di Pancrazio a chi apprezza il genere grottesco, satirico, con un personaggio un po' ingenuo, senza arte ne' parte, un po' stralunato e che sembra sempre fuori posto (ma chi, alla fine, nella propria vita può dire di non essersi sentito un po' Pancrazio?) o a chi vuole leggere qualche cosa di diverso dal solito, con terminologie anche ricercare, dialoghi a volte in vernacolo e - quasi sempre - con discorsi sconclusionati.

E con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina gialla.