lunedì 6 settembre 2010

La separazione del maschio (Francesco Piccolo)

Sei pronta ad una lettura forte? Molto forte? Una di quelle che può farti arrabbiare di brutto?
Quando mi sono sentita dire queste parole, in biblioteca, mentre mi veniva proposta la lettura del libro La separazione del maschio non ci ho pensato su due volte e l’ho chiesto in prestito. Un po’ per curiosità, un po’ per capire cosa si intendesse per forte e capace di farmi arrabbiare di brutto. Un po’ anche perché mi piace lasciarmi andare a letture sconosciute, di quelle meno blasonate e meno pubblicizzate. Questo libro ricadeva appieno nella categoria dei mai sentiti prima così come il nome del suo autore, tal Francesco Piccolo.
Uno sconosciuto, per me, fino a quel momento. Ora che ho letto il suo libro lo conosco un po’ e credo proprio che eviterò di incontrarlo di nuovo lungo la mia strada di lettrice!

La separazione del maschio è un libro edito da Giulio Einaudi Editore nel 2008: 198 pagine contenute all’interno di un libro dalla sovra copertina piuttosto eloquente: un nudo di donna (Carla Cerati, Nudo; 1974) che fa già capire quale sia il tenore di ciò che si andrà a leggere.
Se non altro a grandi linee perché poi, in realtà, di erotico ho trovato ben poco. Questo, almeno, secondo i miei gusti e per la mia sensibilità di donna.

Tanto per cominciare non ricordo il nome del protagonista. L’autore narra in prima persona, il protagonista racconta presente e passato senza mai far riferimento al suo nome (o almeno io proprio non me lo ricordo!) e nessuno lo chiama mai per nome. E' il Maschio... O se qualcuno lo ha fatto, l’ho del tutto rimosso dalla mente per cui per parlare del protagonista gli darò il nome dell’autore perchè chiamarlo maschio proprio non mi piace. Per me è il protagonista è Francesco (poi su questa potenziale identità tra autore e protagonista tornerò più avanti).

* Francesco è un uomo di quarant’anni che vive una tranquilla vita matrimoniale. Ha una moglie che ama (così dice) ed una figlia che ama (così dice). Di mestiere fa il montatore. Monta film (che avevate pensato? Anche se non nego che in alcuni passaggi giocare con il doppio senso che sta sotto a questo mestiere all’autore è piaciuto un po’, almeno questa è l’impressione che ho avuto) ed ha una doppia vita. Ad una tranquilla (dice lui) vita matrimoniale abbina una vivace vita sessuale fatta di amanti più o meno occasionali, storie più o meno lunghe, con donne più o meno conosciute da sua moglie (una di loro, quella con cui ha la storia più lunga, è la sua migliore amica). E lo fa senza il minimo senso di colpa. Si definisce un “maschio” perché si sente assetato di sesso, perché ama i fondoschiena delle donne, perché ama vivere in quel modo, godendo e facendo godere sessualmente uno svariato numero di donne, sua mogli compresa. Si definisce un maschio perché non può resistere al richiamo del sesso anche quando ci si mette con tutte le intenzioni. “Maschio”.

* Teresa è sua moglie. Una donna che non si accorge minimamente della doppia vita del marito e che, alla fine, sarà lei la causa della loro separazione ma non perché scopre il suo tradimento. No no. L’autore-protagonista è talmente maschilista e pieno di se (ovviamente si tratta di un giudizio personale) da palesare un rapporto definitivamente incrinato per via di un tradimento di lei. Scoperto da lui ma ignorato perché, infondo, non era tanto il fatto che fosse un altro uomo a fare sesso con la sua donna ad interessargli, quanto il fatto di poterla riavere con se come sempre, tutti i giorni e tutte le notti, quasi come se non fosse successo niente. Trovo che sia un modo poco originale di trovare una specie di equilibrio tra il suo modo di vivere e quello di lei. I suoi continui e duraturi tradimenti è come se trovassero un bilanciamento con il tradimento di lei, tanto da poter continuare a vivere normalmente come se nulla fosse successo, per nessuno. Un poligamo soddisfatto non solo della sua situazione in quanto tale ma anche del modo in cui conduce la sua vita in generale seppur sente che la minaccia di essere scoperto è sempre dietro l’angolo. Soddisfatto anche quando scopre che sua moglie lo tradisce con un altro. Sereno e tranquillo. Indifferente, direi.

* Silvia è una delle sua amanti. Un architetto che incontra di tanto in tanto ma da un bel po’ di tempo.

* Valeria, cara amica di Teresa, moglie di Vittorio, entrambi amici di famiglia di lunga data. Altra amante fissa, da nove anni.

* Elena è a sua volta amante di Valeria: entrambe saranno le protagoniste di un menage a tre che rappresenta il capitolo più piccante, se vogliamo, con descrizioni esplicite di ogni singolo momento del rapporto sessuale che viene consumato.

* Francesca è una collega di lavoro del nostro protagonista. Altra amante fissa e di lunga data.

E a queste il protagonista racconta di aver aggiunto tutte le donne che gli sono piaciute e che “ci sono state”.
Ciliegina sulla torta: racconta anche di aver avuto un rapporto, molti anni prima, anche con sua suocera. Ed è tutto un dire.

Non è mia intenzione criticare il modo di vivere di alcuno. Tanto più di chi riesce ad avere una vita sessuale tanto piena, intensa e varia con l’accondiscendenza (o alle spalle) di tutte coloro che rappresentano il piccolo harem moderno di questo protagonista “maschio”. Ognuno della sua vita fa quel che vuole. E se non ha sensi di colpa posso pure crederci (perché non dovrei… non tutti hanno lo stesso modo di percepire il senso della fedeltà, della fiducia, del rispetto… ed ognuno è libero di comportarsi come crede) così come posso credere che ami ognuna di queste donne in modo diverso e sempre intenso… Ciò che mi ha fatto proprio ridere e che mi è sembrato davvero inverosimile è il ritmo sessuale che dichiara di tenere da anni. Inverosimile, secondo me… Tanto più se penso alle descrizioni, da vero Superman sempre e comunque, che l’autore fornisce delle performance sessuali del nostro protagonista. Una macho moderno che passa con nonchalance da un letto all’altro sempre con estrema soddisfazione delle sue partners oltre che sua (anche se ognuna ha un suo modo di godere del rapporto intimo in quanto tale) senza risparmiare, nel racconto, termini pesanti, ridondanti, che a volte sono proprio a sproposito secondo me.

Di erotico ho davvero trovato poche pagine, se questa era l’intenzione.

Così come non ho trovato, fondamentalmente, una storia da raccontare. Episodi che si alternano tra il presente ed il passato, la narrazione di un fatto in corso interrotta ed intercalata da ricordi di tempi passati, racconti che sembrano quasi buttati là per caso anche se, a ben guardare, hanno un perché.
Nella bandella della sovra copertina, in presentazione del libro, leggo: Ascoltanto il suo racconto ci ritroviamo a ridere, sorridere e pensare, e mentre inorridiamo delle sue malefatte siamo costretti a riconoscere quanta verità ci sia nelle sue parole.
Io ho riso e sorriso poco. Anzi, per niente, direi. Verità magari ne vengono pure dette quando si parla del rapporto di coppia, delle abitudini, del rischio di abituarsi troppo all’altro… Ma ho trovato anche molte esagerazioni e molte affermazioni pesanti e del tutto gratuite, l’uso di termini volutamente volgari per dare il senso del chiodo fisso in testa ad un “maschio” così….

Non ho trovato la minima tenerezza , nemmeno quando parla di sua figlia Beatrice, a dire il vero. Nemmeno un accenno al trasporto dei sentimenti, quello vero ed intenso che va oltre il sesso e l’atto sessuale (che ovviamente viene più e più volte citato con un termine molto meno elegante e soft) in se.

Leggo, ancora, sul retro copertina: “…un romanzo scandaloso e disarmante come una confessione”… Io l’ho trovato un tentativo di abbattere verso il punto più basso possibile della scala dei valori tutto ciò che gravita attorno ai desideri umani, riducendo tutto ad un bel fondoschiena (mai chiamato tale) come biglietto indispensabile per un buon atto sessuale (mai chiamato così) e poco più.

Il genere femminile viene descritto come assetato di sesso a prescindere da qualsivoglia sentimento, a prescindere dall’amicizia e dal benché minimo valore morale che si possa immaginare. Donne sempre disponibili, sempre intensamente soddisfatte, sempre pronte ad un si e a salutare congedandosi in silenzio davanti al “marito e padre di famiglia”. Ma io mi chiedo quante siano, davvero, le donne così! Ce ne sono poi così tante in giro? Ed è questo ciò che si intende per “maschio”?

Il tutto, poi, viene incorniciato in uno stile di scrittura a dir poco irritante per periodi lunghissimi, lo scarso rispetto delle regole grammaticali….

Un solo periodo a mo’ di esempio.
In quanto maschio, ho sempre ragionato così – potrei perfino dire, mi sono sentito costretto a ragionare così: se, per esempio, sono seduto di fronte a una donna bella in treno, mi sento in dovere di cominciare a chiacchierare; anche se vorrei starmene tranquillo a leggere, anche se dico sempre che spero di non incontrare nessun chiacchierone in treno perché voglio starmene in santa pace a leggere, una donna bella rompe ogni intento in modo quasi doveroso: che ne abbia voglia o no, non ha più importanza, devo rivolgerle la parola (mi sento, appunto, costretto); se la donna risponde e partecipa alla conversazione, dopo poco tempo al me in quanto maschio entra un pensiero in testa – ripeto, a prescindere dalla volontà, anzi entrerebbe lo stesso anche se provassi a schiacciarlo.

E’ un esempio tra tanti. Incisi che vengono aperti con il trattino e mai chiusi, due punti e poi ancora due punti sulla stessa frase farciti di punto e virgola poi di nuovo punto e virgola… Poi di nuovo un inciso aperto e mai chiuso… Un modo di scrivere irritante, poco corretto e che rende la lettura ancor meno scorrevole di quanto non lo sia già di suo.

Non è una lettura che consiglio anzi… Non dà nulla, non lascia nulla e se fossi in voi non ci spenderei 17.50 euro (pure un bel prezzo) per comprarlo. Per fortuna l’ho preso in biblioteca e mi sono risparmiata, almeno, di comprarlo.

Mi permetto una cattiveria dopo aver letto tante bassezze una pagina dopo l’altra. Dicevo di una potenziale identità tra autore e protagonista... Il maschio che io ho chiamato con il nome dell'autore... Autore che fa di cognome Piccolo … Sarà mica un tentativo di rivalsa rispetto al suo cognome il voler descrivere un personaggio sessualmente superattivo?
***
La separazione del maschio
Francesco Piccolo
Giulio Einaudi Editore
198 pagine

3 commenti:

  1. mamma mia, sei stata brava a terminarlo! hai ragione, io mi sono irritata solo a leggere quel breve periodo che hai riportato! ciao

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  2. Guarda secondo me ti sbagli... ho letto il libro e mi è piaciuto, se non altro dovrebbe far riflettere...

    Il periodo che riporti non rappresenta assolutamente il contenuto del libro.

    E comunque non capisco l'acidità del tuo commento... probabilmente dovresti riflettere su cosa e perchè ti ha fatto tanto arrabbiare... touché?

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  3. @ Vale... Se mi piacesse tutto ciò che leggo sarei priva di senso critico... e non tutti abbiamo gli stessi gusti in fatto di letture.

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