sabato 21 ottobre 2017

Il sangue non mente (D. Kalla)

L'autore del libro Il sangue non mente mi era del tutto sconosciuto quando ho preso tra le mani quello che mi sarebbe stato utile per l'ultima tappa della The Hunting Word Challenge per la parola SANGUE, presente sia nel titolo che raffigurata in copertina.
Mi sono trovata a leggere un thriller avvincente, con qualche forzatura ma comunque piacevole da leggere. Questa volta non ho avuto a che fare con commissari invincibili ma con un medico di pronto soccorso che si trova, suo malgrado, indagato per l'omicidio della sua ex fidanzata e di un altra persona. 

Benjamin, questo è il suo nome, è un medico che di solito collabora con la polizia di Seattle per via della sua formazione ma questa volta ha lui stesso la polizia alle calcagna visto che sul luogo del delitto viene trovato il suo sangue.
"Impossibile", dice lui professandosi innocente ma sono diversi gli indizi che parrebbero dire il contrario. 

La parte che mi è sembrata più assurda di tutte è quella in cui Ben veste i panni del fuggitivo e riesce a scappare fin troppo facilmente, secondo il mio parere. Per il resto, lui stesso porterà avanti delle indagini che lo porteranno a dubitare anche della morte di suo fratello gemello, Aaron, scomparso due anni prima. Non ha più nessuna certezza, Ben, ed arriva anche a dubitare di tuti coloro che ha attorno. 
E' sicuro di essere stato incastrato da qualcuno ma non riesce a capire chi possa essere ma nemmeno il perchè di tutto ciò. Di congetture ne fa parecchie, fa indagini da solo, non si fida nemmeno del suo avvocato. Ovviamente tutto ciò lo porta molto vicino (in alcuni casi dentro fino al collo) a situazioni pericolose rischiando la propria vita.

Vuole vederci chiaro, però, e intende arrivare fino alla fine per dare delle risposte ai tanti interrogativi che lo tormentano.

Devo ammettere che se avessi dovuto scegliere dalla copertina mi sarei tenuta alla larga da questo libro: non mi piace affatto! Rende l'idea del contenuto del libro, si parla di analisi del sangue, di Aids, di tossicodipendenza. Però non è una copertina che mi avrebbe convinta se non fosse stato per la challenge.

L'autore scrive bene anche se ammetto di aver trovato qualche errorino - anche se poca cosa - sulla copia cartacea che ho trovato in biblioteca.

La trama è avvincente anche se, essendo reduce da un libro di Nesbø, ho fatto di tutto per evitare di fare confronti certa che questo libro ne sarebbe uscito sconfitto. La narrazione alterna due piani temporali: alle vicende presenti si alternano i ricordo del protagonista palesando i quali si aiuta il lettore a capire alcuni precedenti e alcuni passaggi importanti ai fini della storia.
L'ambiente medico da un tocco di originalità al racconto e, tutto sommato, è una lettura passabile anche se non mi sento di dire che sia un libro eccellente.

venerdì 20 ottobre 2017

Mai più senza libri (P. Carnavas) - Venerdì del libro

Bellino davvero! Ero alla ricerca di una storia da leggere a voce alta a scuola, in occasione del mio impegno con Libriamoci, letture a voce alta nelle scuole che porto avanti da qualche anno.
Mai più senza libri mi è sembrato proprio adatto.


Immagini molto belle e allo stesso tempo semplici ma significative si sommano ad un testo breve ma efficace.
In sintesi, due fratellini amano i libri e ne sono letteralmente sommersi. Sono i libri il loro tesoro più grande. Non hanno una casa, vivono in una roulotte, eppure il loro mondo è ricco di storie, di avventure, di emozioni.
Quando lo spazio diventa davvero troppo poco e bisogna sbarazzarsi dei libri si rendono conto che in quel momento, sì, sono diventati davvero poveri.
Lo spazio vuoto lasciato dai libri è troppo. Troppo il silenzio che resta, troppo fragili gli equilibri minacciati dall'assenza di quel tesoro.
Impossibile vivere così. Fino a che... non spunta un libro da una borsa. 
I due fratellini hanno scoperto come fare per avere comunque libri senza doverli acquistare. Scoprono la biblioteca e, con essa, tutta la famiglia scopre il piacere di leggere insieme una storia. 
E' una storia estremizzata - due bambini poveri, che vivono in una roulotte, che possiedono centinaia di libri... - ma secondo me rende molto bene.

Bello. Mi è piaciuto. 
Breve, dicevo, ma racchiude il senso del mio impegno nella diffusione dell'amore per i libri.
Io adoro le biblioteche, mi piace cercare, spulciare tra i titoli, girovagare tra gli scaffali ed una storia così non poteva che piacermi.
E' da un po' che non propongo libri per bambini all'appuntamento settimanale con il Venerdì del libro. Oggi, settimana precedente a quella in cui prende avvio il progetto Libriamoci, ho voluto cogliere al volo l'occasione.

Ps: guarda caso, l'ho trovato in biblioteca!

martedì 17 ottobre 2017

Il lavoro perfetto (A. Ciancaleoni)

Ci ho messo un po' a capire quale lavoro avesse accettato, praticamente a scatola chiusa, la protagonista del libro Il lavoro perfetto
Bianca, questo è il suo nome, poco dopo la laurea si trova tra le mani un contratto di lavoro a tempo indeterminato che stenta lei stessa a comprendere ma che sottoscrive senza pensarci troppo. Il settore è quello delle traduzioni - un settore che le si confà, anche se il suo sogno è un altro - e il fatto di essere un lavoro a tempo i n d e t e r m i n a t o le sembra quasi un piccolo miracolo! 

Solo strada facendo si renderà conto di essersi imbattuta in un luogo molto singolare, con turni di lavoro tutt'altro che rispettosi del contratto nazionale, con straordinari pagati fuori busta paga e con superiori piuttosto arroganti e un tantino strani. E se, inizialmente, si era chiesta come mai diversi colleghi se ne fossero andati ed altri continuino ad andarsene, pian piano capisce il perché. Così come inizia a sentirsi una vittima di quel sistema e di quel modo di concepire il lavoro.
Bianca è una ragazza singolare, piuttosto goffa e pronta a fare una gaffe dietro l'altra. La sua storia è narrata con ironia ed ogni tanto l'autrice strappa una risata che, però, muore sul nascere quando si incontrano delle incongruenze piuttosto palesi nella narrazione. 

Qualche esempio? 
Bianca dichiara di non essere automunita - tanto da considerarlo come un problema da superare facendosi accompagnare al primo colloquio di lavoro da suo padre - ma all'improvviso se ne esce alla guida della sua auto, sua di lei, con la quale va al lavoro. Ovviamente tra il momento del colloquio e l'avvio del lavoro passa del tempo per cui è anche pensabile che l'auto l'abbia comprata ma, visto che il fatto di non essere automunita viene sottolineato con una certa enfasi all'inizio, perché non dare nessun accenno a questo cambiamento di stato?
Sono pignola? Eh sì. Lo so.

Andando avanti, si dice che arrivano CINQUE valenti giovani per un colloquio. Dovrà essere lei la formatrice e lei a fare una selezione per scegliere chi possa essere assunto. Ebbene, i CINQUE risultano ripondere ai seguenti nomi: Elisabetta, Sylvie, Sabrina, Renè, Davide, Francesco. C'è qualcosa che non torna.

Sono dettagli che, però, non mi permettono di dare un giudizio positivo ad un libro che potrebbe avere del buon potenziale ma che, secondo me, meriterebbe una revisione più approfondita.

Mi disse che mi avrebbe chiamato non appena avrebbe saputo tutti i dettagli. 
Ho chiesto a mia figlia di dodici anni di leggere questa frase e dirmi se è corretta. Ci ha messo due secondi a dirmi di no, che c'è un errore nell'uso dei verbi. Io sarò pure pignola, ma certe cose mi fanno subito accendere una lampadina che non depone affatto a favore del libro.
Nel complesso la storia non è male anche se, in alcuni momenti, avrei voluto prendere a schiaffi Bianca. Una storia simpatica, però, non basta per rendere un libro un bel libro.
Le vicende lavorative di Bianca enfatizzano un po' (anche se in alcuni casi si vivono situazioni anche peggiori) esperienze lavorative che possono anche rispondere alla realtà, apprezzo l'impegno della giovane autrice di mettere in mano al lettore una storia capace di far sorridere ma anche innervosire (e ogni volta che un libro provoca emozioni secondo me in qualche modo funziona) ma le mie perplessità restano.

La copertina, però, mi piace parecchio!

Con queto libro partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il terzo libro utile per le letture del mese di ottobre.

lunedì 16 ottobre 2017

L'uomo di neve (J. Nesbø)

Con Nesbø ho un problema molto serio: non riesco a mollare i suoi libri. Nel momento in cui inizio la lettura sono consapevole della difficoltà di smettere. Così, succede che - avendo il libro in lettura sempre con me, in borsa - ritardo di 10 minuti la palestra e mi metto a leggere un capitolo in macchina, nel parcheggio; un altro capitolo lo leggo al centro commerciale mentre attendo che mia figlia torni dal negozio in cui si è recata con un'amichetta, mentre attorno a me brulicano centinaia di persone rumorose; passo la notte (quasi) in bianco per arrivare alla fine. 
Ecco, questo è il rischio che corro con lui.
E lo corro sempre sempre volentieri.

Con L'uomo di neve continuano le avventure di uno dei commissari più tosti che conosco: Harry Hole. Perennemente alle prese con i suoi demoni interiori, con una vita sentimentale piuttosto instabile, con alcune figure che sono oramai imprescindibili quando si parla di lui. 
Rachel e Oleg: queste sono, principalmente, le figure a cui mi riferisco.
Rachel oramai è insieme ad un altro uomo e la storia con Hole è (o meglio, dovrebbe essere) definitivamente relegata nel passato di entrambi. Eppure... eppure Oleg continua a riferirsi a lui quando parla di suo padre (il suo papà biologico non ha mai vissuto con lui e sua madre ed è lontano da loro, da sempre). Eppure Rachel non riesce a dimenticare quell'uomo così combattuto tra il suo lavoro - a cui dà anima e corpo - e la sua voglia di dimenticare con un bicchiere di Jim Bean in mano. O forse due, o tre...

Non ha ancora vinto del tutto la sua battaglia con l'alcolismo, Harry Hole, ed i suoi colleghi sanno bene di avere a che fare con un uomo che ha dei limiti ben precisi sul lato personale ma che, questo è indubbio, sul suo lavoro ci sa fare. E' un uomo intuitivo, capace di riconoscere i propri errori e pronto a dare tutto se stesso soprattutto quando c'è di mezzo la sua famiglia, o quella che considera tale. E sul lavoro è uno tosto sia dal punto di vista meramente operativo che in quanto ai ragionamenti che stanno alla base delle varie indagini.

Anche stavolta, e non è la prima volta, Hole è a caccia di un assassino che ha preso lui stesso di mira. Lui e le persone che gli stanno a cuore.
Non è una novità, così come non lo è il fatto che si le apparenze ingannino, che niente è come sembra e che la svolta arriva dal punto in cui meno è prevedibile che arrivi.

Lo schema narrativo di quello che è il settimo libro della serie Harry Hole non è affatto nuovo e questo in linea di principio potrebbe stancare. Elementi comuni alle precedenti storie potrebbero far puzzare la storia di stantìo... ma non scherziamo! 
Non è affatto così. 
La scrittura di Nesbø è fluida e chiara, così come è indubbia la sua capacità di tenere il lettore in pugno, fino alla fine. 
Con il fiato sospeso: sono rimasta letteralmente con il fiato sospeso e non esagero...

Ad Oslo è arrivata la neve.
Può un innocuo pupazzo di neve essere un elemento capace di fare da legame tra terribili delitti che vedono, come vittime, delle donne? Può essere un serial killer che lascia tracce per essere trovato da qualcuno che sia dotato del giusto acume per mettere insieme una serie di piccoli pezzi sparsi ad arte?
Quest'uomo non può che rispondere al nome di Harry Hole. Sarà lui il commissario incaricato delle indagini con una squadra che, per suo volere, sarà ridotta ai minimi termini e con qualche amico su cui poter contare. 
Sono parecchi i personaggi le cui storie si intersecano ne L'uomo di neve. Alcuni arrivano dal passato, altri sono del tutto nuovi, altri ancora destinati a non lasciare nemmeno un piccolo segno nella vita di Hole mentre altri, anche se non si direbbe, la segneranno in modo molto chiaro.
Non sono indagini semplici e si arriva troppo presto ad una soluzione che, però, non convince Hole. Una soluzione di comodo, che potrebbe far uscire a testa alta l'intero commissariato e le sfere alte del potere ma che non convince. E' così che Hole va avanti a testa bassa, con i suoi metodi, con le sue intuizioni e trova nessi tutt'altro che casuali tra le morti di oggi e diverse morti del passato, apparentemente inspiegabili. 

Harry si imbatte in una collega che rischia di segnare la sua fine come commissario.
Si imbatte in un uomo che è l'esatto contrario di ciò che vuole mostrare di essere.
E si imbatte in un amore che non ha bisogno di parole. E' così, punto e basta. Volenti o nolenti. 

Protagonista assoluto di questo libro è Hole, anche se ammetto di aver guardato con un occhio piuttosto attento la figura del piccolo Oleg. Eh sì! In passato ho commesso l'errore di leggere uno dei libri successivi a questo che hanno proprio Oleg - un giovane Oleg e non più un ragazzino - come protagonista per cui, conoscendo alcuni sviluppi, l'ho tenuto parecchio sotto controllo!
Mi è rimasto qualche dubbio solo attorno alla figura di un tizio che entra in casa di Hole dicendo di doverla bonificare da antipatici e pericolosi funghi. Una figura misteriosa, a mio avviso, che non mi pare abbia avuto un ruolo nel racconto. Allora, a che è servita la sua introduzione? Che sia un gancio con il prossimo libro della serie? Lo scoprirò presto! 

Con questa lettura partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola NEVE che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.
Inoltre, partecipo anche all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici! Un obiettivo che adoro, perchè vi rientra un autore che adoro.

venerdì 13 ottobre 2017

Una donna (S. Aleramo) - Venerdì del libro

Una storia d'altri tempi, attuale più che mai. Questo è ciò che ho pensato nel leggere la storia di Sibilla Aleramo, al secolo Marta Felicina Faccio detta Rina. 

Una donna è un libro autobiografico non semplice da leggere e più impegnativo di tanti libri moderni: una scrittura fluida ma datata, quella che propone l'autrice, per una storia che in alcuni passaggi non è del tutto chiara ma lasciata all'intuizione del lettore nel risalire a fatti e personaggi sottintesi. Sottintesi per scelta, sia chiaro, non certo come incidente di percorso. Ciò che l'autrice non dice con le parole, lo trasmette con le emozioni. E devo ammettere che la sua storia è un crescendo di emozioni, soprattutto nell'ultima parte, quando le si profila una scelta difficile, la più difficile della sua vita.

Posso dire che, letta l'ultima riga del libro, ho avuto il bisogno di stringere mio figlio al petto e sentire il suo respiro accanto a me, tanto mi è rimasta dentro la sofferenza di quella madre. 

Una donna. Una figlia. Una madre. 
Una donna - il libro è stato scritto agli inizi del Novecento - che diventa tale in fretta. La vita le porrà accanto un uomo che la vedrà più come l'occasione per fare strada (figlia di un imprenditore, è il classico buon partico) e che non l'amerà mai come merita. Lei, d'altronde, arriverà al punto di odiare quell'uomo per il quale è sempre stata e continua ad essere un mero corpo da possedere. Non sa cosa sia l'affetto, cosa sia la complicità, cosa sia la passioni tra le mura domestiche. 
Una figlia di genitori che non si amano, di una madre che impazzisce, un padre distante.
Una madre profondamente innamorata di suo figlio, che trova in lui il suo unico scopo di vita ma che si troverà a fare una scelta che riguarderà proprio questo suo figlio da vicino.

La protagonista è anche un'amante. Sì, perchè trova qualcuno da amare anche se in modo clandestino. Ne parla di passaggio, quasi come se non avesse importanza, ma l'aver trovato qualcuno che la fa sentire realmente donna, realmente amata e desiderata è un tassello importante della sua vita. 

Una donna con le sue contraddizioni, con le sue fragilità ma anche con una forza tale da metterla in condizione di alzare la testa e scegliersi un posto nel mondo, anche se questo vuol dire compiere un sacrificio estremo, anche se la legge non è dalla sua parte, anche se suo figlio ne soffrirà. Ed è una donna che rivendica la sua libertà, provando sulla sua pelle quanto questo possa essere doloroso.
Perchè nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell'imolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. E' una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene chi ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l'olocausto della persona diletta.

Per quello che siamo, per la volontà di tramandare più nobile e più bella in essi la vita, devono esserci grati i figli, non perchè, dopo averli ciecamente suscitati dal nulla, riunziamo a noi stessi...
Si pone degli interrogativi importanti, la protagonista e ammetto di aver molto riflettuto in merito a ciò. Siamo in un'epoca in cui le donne iniziano ad alzare la testa, dove iniziano a circolare le idee di femminismo e di riscatto sociale per il gentil sesso e sono temi, questi, che fanno da sfondo all'intero racconto.

Dicevo, in apertura, che è un romanzo molto attuale, datato ma attuale.
E' attuale il conflitto tra la donna, la figlia e la madre. E' attuale la sofferenza per un allontanamento che il cuore non vuole ma a cui è costretta dalle circostanze. E' attuale una convivenza senza amore, protratta solo per il bene di un figlio che, innamorato della propria madre, non potrebbe mai pensare di vivere senza di lei.
Eppure... eppure la protagonista scoprirà che si sopravvive anche al dolore più grande. E lo si fa con dignità, senza dimenticare, con la consapevolezza di aver fatto di tutto per riavvicinarsi alla da cui si si è dovuti allontanare, con la certezza (o meglio, con la speranza) che un giorno questo riavvicinamento si concretizzerà.

Un bel libro. Non è stato scorrevole, non lo nego - ci ho messo più tempo del previsto ad arrivare alla fine - ma solo per via delle difficoltà dovute al fatto che vengono usati termini obsoleti, espressioni d'altri tempi. Superato tale scoglio, ci si rende conto di quanto sia ben scritto e di quanto sia capace di trasmettere emozioni. Con me, per lo meno, è stato così.

Con questa lettura, che propongo per il Venerdì del libro di oggi, partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola DONNA che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.

martedì 10 ottobre 2017

Tutti i nostri oggi sbagliati (E. Mastai)

Originale. Senza dubbio originale. Ed anche piuttosto geniale, direi. Tanto geniale quanto intricato soprattutto nei passaggi tecnici e non semplice da seguire per chi, come me, non è poi così preparata in fatto di discorsi scientifici.

Il mio giudizio in merito al libro Tutti i nostri oggi sbagliati non è semplice da esprimere. Non è un genere che amo, su questo non ho dubbi. E in alcuni passaggi – soprattutto all’inizio – mi sono letteralmente persa lasciando scorrere le parole sotto ai miei occhi senza curarmi troppo del significato delle frasi. Nella prima parte ho davvero fatto fatica.

Siamo in un 2016 diverso da quello che tutti conosciamo. E’ un 2016 perfetto, senza guerre, senza inquinamento, senza il caos quotidiano dovuto al traffico o a qualsiasi altra cosa possa turbare i sereni equilibri di un mondo in cui la scienza ha fatto passi da gigante e dove le comodità di oggi sarebbero considerate al pari delle scoperte del medioevo. Qui vive Tom. In un 2016 in cui si va in vacanza sulla Luna e dove i viaggi temporali non sono poi così lontani dal diventare realtà. Ed è tutto nella norma, nulla è considerato straordinario.

Il mondo è così com’è grazie ad una invenzione straordinaria, quella sì che lo è, risalente agli anni ’60, frutto della mente di Lionel Goettreider, un brillante scienziato che dà vita ad un sistema di produzione energetica che non produce rifiuti di nessun tipo sfruttando la rotazione terrestre. Una forma energetica rivoluzionaria, una scoperta che segnerà la storia, una invenzione che ha cambiato le sorti dell’umanità tanto da stabilizzare, nel 2016, una situazione che ai nostri occhi appare fantascientifica. Lì è la normalità.

Cosa può capitare se una nullità come Tom (che vive in quel 2016) si trova protagonista di una vicenda che gli permetterà di andare indietro nel tempo per influenzare quello che sarà il futuro? E se questo viaggio indietro nel tempo sarà motivato da una vicenda personale per cambiare la quale Tom non si rende conto di correre il rischio di cambiare il suo presente?

Come ben si comprende si tratta di un libro particolare, con tante descrizioni scientifiche che, onestamente, mi hanno anche un po’ annoiata. Torno a ripetere che si tratta di una storia geniale che, però, deve catturare altrimenti il rischio è di andare avanti nella lettura più per inerzia che per effettivo interesse circa le sorti del protagonista e degli altri personaggi che entrano in scena.

Non manca qualche colpo di scena ma io ammetto di non essere riuscita ad apprezzare la lettura nell'insieme. Probabilmente è un mio limite, una mia incapacità di giocare a fondo con la fantasia. O, probabilmente, è il fatto che non ami molto la fantascienza a porre tale limite. Non vado matta per i distopici, per le storie di questo tipo.... Non so. Fatto sta che non ce l'ho fatta ad apprezzare Tom che si trova a convivere, ad un certo punto, con altri due se stesso che arrivano da epoche diverse ed hanno caratteristiche diverse. Non sono riuscita a provare simpatia per nessuno dei tanti. Nessuna empatia anche con altri personaggi che mi sono sembrati tessere di un mosaio che sono riuscita comunque a comporre ma che non mi ha lasciato molto.

Quello che posso dire è che mi sono posta anche io l'interrogativo di fondo del libro: cosa farei se avessi l'opportunità di andare indietro nel tempo? Cambierei qualche evento assumendomi, però, la responsabilità delle conseguenza a ciò legate?
Bella domanda! Onestamente non credo proprio che lo farei.

Con questo libro partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo Banner La biblioteca di Eliza. Pur non avendolo apprezzato appieno è stata per me l'occasione di avvicinare un genere con il quale ho poca familiarità e che, probabilmente, se non fosse stato per la Challenge sarebbe stato ancora a lungo lontano da me.

venerdì 6 ottobre 2017

La sposa spagnola (K. McGregor) - Venerdì del libro

Per il Venerdì del libro di oggi segnalo un libro che mi ha letteralmente catturata: un libro d'avventura, un romanzo storico, una storia d'amore, un perfetto equilibro tra personaggi forti e capaci di catalizzare le attenzioni del lettore. 
Nel romanzo La sposa spagnola ho trovato tutto questo. Una profonda conoscenza del mondo del mare, quella dimostrata dall'autrice, che non nasconde una spiccata inclinazione per le storie capaci di proporre un colpo di scena dietro ogni angolo, dove i personaggi vengono proposti come personalità forti e particolari, dove forza e debolezza si completano, dove l'amore va a braccetto con la paura.

L'immagine di lei in copertina rende appieno la figura della protagonista, Soledad. Una donna bellissima, voluttuosa, dalle forme morbide ed invitanti. Un corpo che, appena fiorito, diventa la sua dannazione alla sua condanna. Bella, bellissima, dagli occhi di gatta e dal carattere forte. Seppur piegata dalle tante prove che la sua giovane vita le riserva, Soledad non si spezza ma riesce, alla fine, a riscattarsi. Un'esistenza votata alla sottomissione, la sua: in convento, quando viene punita per la sua eccessiva, peccaminosa bellezza; dal suo neo marito che è pronto a usare violenza su di lei fin dai primi minuti successivi al suo matrimonio; dai nemici della patria, che sono pronti ad usarla a loro piacimento allo scopo di torturare un marito che, invece di proteggerla, resta del tutto indifferente alla sua sorte.

Poi arriva lui. Jhon McFee. E' un pirata senza scrupoli, un uomo temuto da tutti, pronto a saccheggiare e a consegnare i suoi prigionieri ma altrettanto fedele ai suoi principi. L'incontro di Soledad con Jhon sarà un'arma a doppio taglio. Lui ne è catturato, rapito ma è pur sempre un pirata, un uomo dagli istinti incontrollabili che decide di farne la sua donna. La salverà da morte sicura ma diventerà sua, in tutto e per tutto. 

Lei è consapevole di essere stata salvata tanto quanto è consapevole di aver perso comunque la sua libertà, in balìa di un uomo che le mette paura ma la fa anche vibrare di emozioni mai provate prima. 
Lei è sua e nessuno, nessuno mai, potrà mancarle di rispetto o pensare di portargliela via. Costi quel che costi. E' pronto ad uccidere per difendere la sua donna.

Inizia così una storia ben costruita dove i personaggi sono capaci di emozionare con le loro avventure. Entrambi sono personaggi forti. Soledad e Jhon hanno la capacità di trasmettere emozioni contrastanti al lettore.

Jhon mi ha subito trasmesso un fascino difficile da descrivere. Il suo essere di origini indiane, quel suo animo inquieto, quel passato che affiora ogni tanto lasciando intendere ciò che solo alla fine verrà svelato, il suo senso di possesso, il suo istinto passionale e quel modo di proteggere la sua donna così totale... E' un personaggio che ho anche immaginato in carne ed ossa, grazie alla descrizioni che l'autrice ne fa. Dettagli su dettagli, sia per le ambientazioni che nel delineare i contorni di lui e di lei: un mix ben equilibrato che rende il libro decisamente magnetico.

Soledad... in alcuni passaggi l'avrei presa a schiaffi, sono sincera. Ma va anche tenuto conto del periodo storico in cui vive - siamo durante e dopo la presa di Panama del 1671 - della rigida educazione spagnola che le è stata impartita e delle abitudini del tempo in fatto di matrimoni, doti e tutto il resto. 

Il legame tra i due è chiaro fin da subito. Così come è chiaro fin da subito che quella tra Soledad e Jhon sarà tutto meno che una tradizionale e languida storia d'amore. Il loro è un legame profondo e controverso, odio e amore si sommano e si annullano in alcuni momenti ma nel profondo sono entrambi legati all'altro anche se la loro bocca o i loro gesti dicono altro.

Non mancano colpi di scena così come non sono risparmiate scene sensuali narrate con dovizia di particolari ma senza alcuna volgarità. L'autrice riesce a rendere alla perfezione le sensazioni provate dai protagonisti, lascia trasparire con chiarezza le contraddizioni di un rapporto così particolare e così profondo al tempo stesso.

Bello. Davvero un bel libro. Avvincente e ben scritto (anche se ho trovato alcuni termini ripetuti con una certa insistenza... come le nocchie delle mani di lui che diventano bianche ogni volta che reprime la sua rabbia serrando i pugni) ma nell'insieme sono davvero poca cosa.
Ho gradito la presenza di un glossario volto a spiegare il significato dei tanti termini usati nell'ambiente navale alcuni dei quali mi erano familiari, altri sconosciuti.

Se dovessi scegliere, il mio personaggio preferito sarebbe il pirata. Assassino, spregiudicato, violento è vero (è un pirata, o no?) ma capace di amare profondamente e con tutto se stesso. 

E' un libro che consiglio raccomandando di non farsi spaventare dalla mole di pagine da leggere (650).
Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo "leggi un libro con più di 400 pagine".

Inoltre, partecipo anche alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il secondo libro utile per le letture del mese di ottobre.

domenica 1 ottobre 2017

La stagione del biancospino (R. Bruni)

Il protagonista assoluto del libro di Riccardo Bruni La stagione del biancospino è il bosco. Il bosco con i suoi segreti, con i suoi suoni, con le creature che lo popolano. 
Il bosco da ascoltare, da comprendere, da vivere.

Poi c'è lui, Giulio. Porta un cognome illustre, Giulio: Rodari. Un cognome che fa venire in mente un autore di libri per bambini, non è vero? E a dire il vero un legame con il Rodari famoso c'è: Giulio scrive libri che hanno per protagonista uno gnomo ed è anche un illustratore. 
Ma questa non è la storia di un personaggio famoso che va nelle librerie a firmare copie.
Eh no! Rodari è agli arresti domiciliari in quanto accusato di aver ucciso - e poi occultato il cadavere - di Patrizia, la sua donna. 
Tanti sono gli elementi che depongono a suo sfavore: la seguiva, si appostava sotto casa sua, non accettava il suo rifiuto ed aveva anche apertamente minacciato di morte più di una persona.

Giulio sarebbe anche pronto a pagare se solo ricordasse come sono andate veramente le cose. Possibile che sia stato lui a farla fuori? L'amava... e non ricorda cosa è successo. Ora, costretto agli arresti domiciliari nell'hotel di famiglia - La Gherarda - Giulio cerca di ricordare qualche frammento, qualche immagine che possa poi comporre quel puzzle che potrebbe aiutarlo a fare chiarezza. Non è un'operazione semplice, lui lo sa bene. Ci prova, però, perchè non sopporta l'idea di non sapere se davvero può essere stato capace di uccidere la sua donna. 
Questo il contesto attorno al quale si snoda la storia. Una storia raccontata tra passato e presente, tra i dubbi di oggi e le certezze di ieri, tra i ricordi di tempi passati e le ombre di un arco temporale che, per Giulio, rischia di dilatarsi a dismisura. 

E non è solo la scomparsa di Patrizia a tenere banco nel villaggio di montagna in cui è costretto a vivere Giulio. Tornano alla mente storie mai dimenticate, echi lontani di esistenze irrequiete, segreti mai svelati e mezze verità.

Una storia che tiene un buon ritmo con personaggi che mostrano come l'animo umano possa essere fragile davanti alle prove della vita. 

Ho molto apprezzato la scelta dell'autore di rendere protagonisti anche tre gatti che si distinguono ognuno per una caratteristica - il bianco è il cattivo, il rosso è depositario di un vecchio segreto, il nero è quello che dimostra come i felini della sua specie vivano davvero sette vite - e che aggiungono un'alea di suggestione in più.
Non sono affatto personaggi secondari, a ben guardare, ed è davvero una trovata originale!

Nel momento in cui si arriva a comprendere quale sia stata la verità, si arriva a conoscere da vicino un pazzo omicida che è stato capace di celare la sua vera indole agli occhi di tutti. Un pazzo, non so come descrivere altrimenti quell'uomo che uccide con la facilità con cui si abbattono i pezzi nemici degli scacchi. Un pazzo con una precisa idea in mente, con complici altrettanto pazzi e spregiudicati e che non attribuisce alcun valore alla vita di chi si mette tra lui ed il suo sogno. Non avrei mai immaginato gli sviluppi davanti ai quali mi sono trovata. E non è stato tanto il colpevole a meravigliarmi quanto la facilità con cui  tenta di risolvere alla radice ai suo problemi: una vera e propria carneficina, compiuta come niente fosse. Un tantino inverosimile... ma è pur sempre un romanzo e possiamo concedere all'autore di lasciarsi un po' andare!

E' un libro avvincente, ben costruito, capace di sommare suspense a leggende e credenze d'altri tempi. Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il primo libro per il mese di ottobre: a dire il vero è stata la mia ultima lettura di settembre ma non sono riuscita a recensirla in tempo per essere computata, ai fini della gara, nel mese appena concluso.

venerdì 29 settembre 2017

La pietà dell'acqua (A. Fusco) - Il Venerdì del libro

Il Commissario Casabona torna con una nuova indagine. 

Un'indagine che lo porta sempre più lontano dai suoi affetti tanto da rischiare di darci un taglio netto.
Tommaso Casabona torna con un caso che si rivelerà più intricato del previsto e che lo porterà a lavorare fianco a fianco con una nuova collega che avrà un ruolo importante nella sua vita, in quel particolare momento storico. Oppure no? Credo che questo sia un elemento che potrebbe trovare degli sviluppi in futuro anche se, per come si mettono le cose, ci sono tutte le caratteristiche affinché sia una storia aperta e chiusa.

Anche questa volta mi ha un po' innervosita il modo di chiamare il Commissario per cognome in abbinamento a persone chiamate per nome.
Nel precedente libro era Casabona e Cristina, stavolta è Casabona e Monique. Come ho già detto, non c'è una regola da seguire ma a me suonano meglio due cognomi abbinati tra loro o due nomi.
Un dettaglio.

La storia è piuttosto intricata ma gli elementi emergono, pian piano, con una certa facilità.

Questa volta è un caso di vendetta. Una vendetta che si consuma in un borgo molto particolare ed in un periodo altrettanto particolare: siamo sulle colline toscane, ai confini di Valdenza. E siamo in un periodo storico particolare visto che dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, con il prosciugamento del lago torna alla luce il vecchio borgo di Torre Ghibellina. Tornano alla luce le case di pietra, il campanile ed anche un piccolo cimitero. Ma tornano alla luce, pian piano, anche vecchi delitti rimasti impuniti e risalenti al periodo nazista.

Qualcuno sapeva ma ha fatto finta di non sapere. Qualcuno ha preferito ignorare la verità. Ma alla verità si può mettere il bavaglio? Si può impedire alla verità di tornare alla luce?
E, soprattutto, per quanto tempo si può covare nel proprio profondo il desiderio di vendetta per atroci delitti dimenticati o sconosciuti ai più ma rimasti scritti sulla pelle di chi è sopravvissuto?

La pietà dell'acqua è il secondo libro della serie delle indagini del Commissario Casabona che leggo.
L'ho odiato per la facilità con cui ha dimenticato di avere una moglie e mi è sembrato anche un po' troppo semplice che gli venga permesso di tornare alla normalità come niente fosse. Anche nel suo caso, per quanto potrà la verità restare nascosta, per quanto potrà essere taciuta? Non so se sarà così ma ci sono tutte le carte in regola per poter dare un seguito alla vicenda personale. 

Certo è che un elemento caratterizzante di questo commissario è il suo rapporto altalenante con sua moglie. 
Un personaggio secondario, questo, che credo possa essere preso in considerazione - magari in futuro - per avere più spazio e per caratterizzarsi un po' meglio.
Questi commissari, che vita tormentata che hanno! Come non pensare a Montalbano e alla sua Livia? Alle difficoltà che si affrontano nel tenere in piedi un rapporto di coppia quanto si fa un mestiere in cui le emergenze sono all'ordine del giorno e dove non c'è vacanza che tenga?

Scrittura fluida, intreccio non eccessivamente complicato, colpo di scena finale al quale si arriva con una certa delicatezza. Quella stessa delicatezza che la situazione richiede. 

Sono sincera: dopo il primo romanzo che mi aveva convinta per metà, ora ho voglia di leggere altro di Fusco, vorrei proprio sapere come si sviluppa soprattutto la sfera personale del Commissario. Ed avere la curiosità di leggere altro credo che sia proprio un buon segno.

Letto in e-book, tranne un piccolissimo errorino del tutto trascurabile devo dire che non ho trovato errori o i classici strafalcioni che, in più d'una occasione, mi hanno fatto odiare i supporti telematici a tutto vantaggio del libro tradizionale.

Con questa lettura partecipo alla quarta tappa della The Hunting Word Challenge con la parola ACQUA che trovo nel titol e rappresentata in copertina visto che tra le abitazioni si vede il mare.

Inoltre, partecipo con Fusco al Venerdì del libro di questa settimana lasciando il mio pensiero su quello che è stato il suggerimento di lettura di Paola venerdì scorso.
Inutile dire che il genere mi piace un bel po'. Ho appena preso in mano un altro giallo e la lettura successiva sarà dello stesso genere (libro già preso in prestito in biblioteca e in attesa sulla libreria di casa).

lunedì 25 settembre 2017

Hamburger & Miracoli sulle rive di Shell Beach (F. Flagg)



Se avessi dovuto giudicare dalla copertina non avrei mai scelto il libro Hamburger & miracoli sulle rive di Shell Beach di Fannie Flagg. Pur avendo apprezzato l’autrice in passato, l’orrenda copertina proposta dall’edizione Bompiani che ho trovato in biblioteca mi avrebbe senza dubbio indotta a passare ad altro se non fosse per la Challenge a cui partecipo, la Ruota delle Letture, per la quale avrei dovuto leggere un libro di questa autrice. E quello con l’hamburger in copertina era l’unico disponibile in biblioteca in questo periodo!

Stendendo un velo pietoso sulla copertina, dunque, ho iniziato la lettura.

Una bambina racconta, in un vero e proprio diario, le sue giornate. Poche pagine ed ho pensato che sarei morta dalla noi. Tanti i personaggi introdotti, racconti che cambiavano contesto da una riga all’altra e tanti argomenti introdotti quasi senza un senso logico. Noia, di sicuro!

E invece no! La protagonista ha undici anni quando inizia a scrivere il suo diario e buona parte del libro riguarda il suo undicesimo anno di vita: scrive come una undicenne anche se racconta cose che, a volte, mi sembrano poco adatte ad una bambina della sua età come, per esempio, il fatto di bere birra ed essere una vera intenditrice di questo tipo di bevande. Poi si scopre che suo padre è un gran bevitore (sempre sbronzo, così lo definisce sua figlia) e che le birre sono il minimo sindacale che entra in casa sua… 

Daisy Fay, questo il suo nome, racconta con semplicità la vita degli anni ’50 in un angolo d’America sconosciuto ai più, nel profondo Sud degli Stati Uniti, nello stato del Mississippi. Shell Beach, questa è la località dove la bambina si trova a vivere con genitori che litigano di continuo fino a prendere due diverse strade. La sua, quella di Daisy Fay, è legata a doppio filo con suo padre “…perché ha bisogno di me”.

Daisy Fay, con l’ingenuità della sua età, diverte il lettore e propone una varietà di personaggi che dipingono un quadro piuttosto colorito. E’ una ragazzina curiosa, pronta a scattare per un nonnulla, con dei sogni ben precisi in mente. Tiene un diario in cui scrive di tutto e di tutti. E non ha filtri nel raccontare ciò che capita a lei e alle persone che le gravitano attorno. Daisy Fay diventa adolescente e arriva a due passi dal matrimonio: cresce e con lei crescono e prendono strade nuove anche i personaggi di cui racconta. Quello che descrive è lo spaccato di un’epoca in una zona in cui vive gente fuori dalle righe, un po’ pazzerella e lunatica. Daisy Fay non si lascia spaventare dai tanti personaggi stravaganti che ha attorno. Anzi, lei riesce ad esserlo ancora più degli altri e riesce a lasciare il segno.

Lettura ironica e divertente che, a differenza di quanto immaginato all’inizio, non mi ha affatto annoiata. 

Il personaggio che più mi è piaciuto (troppo scontato amare la protagonista) è quello di Jimmy: si è portato nella tomba un amore mai palesato ma che, da tanti particolari, si comprende chiaramente. Forse lo comprendono tutti tranne che la destinataria di tale sentimento.

E poi il padre di Daisy Fay è un personaggio che non passa inosservato. Ha dei problemi con la bottiglia, è vero, ma ha anche un cuore grande. E' anche lui un po' pazzerello tanto che, ad un certo punto, qualcuno dice qualcosa del genere: ...la ragazzina non avrebbe potuto essere diversa, visto il padre! Insomma, un personaggio particolare, con idee fuori dalle righe ma che sempre è stato vicino a sua figlia, anche quando lei può aver pensato che non fosse così!